La parola d’ordine è relax. Agitarsi non serve a nulla. Se ci si è rivolti a un tatuatore è perché ci si fida. In caso contrario, anche se ci è stato consigliato da un amico, ma a pelle non ci piace, meglio cambiarlo. Muovere in continuazione la testa per verificare ogni passaggio dell’ago, controllare che tutto proceda per il meglio, ansimare e chiedere quanto manca alla fine mette agitazione all’operatore. L’uso del cellulare disturba, in quanto tendenzialmente ci si muove per manovrarlo o perché si mette enfasi nell’azione di rispondere ai messaggi ricevuti. Farsi dare la mano dall’amico o dall’amica non serve a nulla, se non a peggiorare la situazione: il continuo stringere e tirare oltre a far muovere la persona la fa anche deconcentrare.

Abbandonarsi, respirare, vivere il momento con interiorità. Questo è d’aiuto. Sia per il cliente che per il tatuatore, il quale lavorerà sereno dando il meglio di sé.

Dal punto di vita fisico sarebbe opportuno non arrivare a stomaco vuoto. Anche se tatuarsi non è un atto così invasivo, quel minimo fisiologico di tensione unita al calo di zuccheri potrebbe portare a un lieve mancamento. Avere quindi una scorta di carboidrati disponibili sicuramente non guasta.

Scegliere un abbigliamento comodo e pensato per la zona che si intende tatuare, tenendo a mente che – nonostante venga posta la massima attenzione a riguardo – gli inchiostri possono macchiare indelebilmente i vestiti.

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